Il progetto Fabula dal punto di vista di un'insegnante

Il progetto Fabula dal punto di vista di un’insegnante

Il Progetto Fabula, iniziato nell’anno scolastico 2003-2004, con “Acqua e il nostro mondo”, e proseguito nell’anno scolastico successivo con “L’ecosistema bosco”, aveva sin dall’inizio un fascino particolare: il confronto con colleghi al di fuori della ristretta cerchia dell’interclasse e della propria area di competenza.

…..Ma la scommessa era l’uso del computer con un ambiente che prometteva larghi utilizzi, ma ancora sconosciuto.

Si trattava di un’attività che poteva essere paragonata alla ricerca: provare, senza ancora conoscere tutte le potenzialità degli strumenti e dei programmi, sperimentare e riprovare ancora, talvolta dovendo rifare un lavoro per adeguarsi a nuove opportunità.

Non nascondo che all’inizio (e non solo all’inizio) … abituata a gestire con padronanza ogni attività che propongo ai bambini…a controllare ogni fase, di cui conosco già a priori eventuali difficoltà o potenzialità… mi sentivo un po’ confusa!

Sapevo anche che il timore del nuovo fa parte della natura umana, ma che non esiste progresso senza il coraggio di affrontare quell’ansia.

Partendo da un’esperienza concreta, insieme ad altre due classi, si è elaborata una serie di attività che occupavano vari ambiti curricolari.

La nostra classe aveva il compito di elaborare un filo conduttore e un collegamento tra le ricerche e le varie attività svolte.

L’impresa era decisamente difficile, in quanto gli alunni dovevano conoscere quello che stavano elaborando i loro compagni, per dare loro unità, rispettando una sequenza logica, che consentisse di inserire gli altri lavori in un ipertesto multidisciplinare. Questo è un obiettivo molto alto dell’ambito linguistico, soprattutto per alunni, che, nella nostra epoca, sono abituati a comunicazioni frammentarie e analogiche.

Anche nell’ambito dell’immagine, gli alunni tendevano a realizzare disegni con rapidità e superficialità: il dovere contribuire a un lavoro comune, il pensiero di trasferire il tutto al computer, mezzo che esercita ancora un notevole fascino, e soprattutto l’idea che avrebbero potuto vedere da casa il loro prodotto, tramite internet, è stato uno stimolo a superare stereotipi e a realizzare disegni curati, nei particolari e nella stesura del colore. Ciò è stato un notevole allenamento alla tenacia.

L’utilizzo di Gimp, per scontornare i disegni, e di Story Teller per poterli poi “montare” nei differenti contesti delle sequenze, ha, da un lato, favorito la flessibilità e, da un altro lato, dato l’opportunità di visualizzare concretamente la modifica delle dimensioni di un’immagine e quindi di prendere “contatto” con il concetto matematico di similitudine.

Costruire, nelle sequenze, paesaggi che mantenessero costanti alcuni elementi e ne modificassero altri ha favorito il senso di continuità della storia, mentre il montaggio di figure a profondità differenti ha fatto acquisire padronanza del concetto di prospettiva.

Al momento di realizzare la storia a fumetti, divertendosi, gli alunni hanno preso padronanza della videoscrittura, ma soprattutto, rileggendo le varie sequenze, scritte da gruppi differenti hanno potuto verificare la coerenza e la coesione del loro testo, altro alto obiettivo dell’ambito linguistico.

Quello che mi affascinava era la rapidità con cui gli alunni apprendevano procedure, in cui io dovevo allenarmi per potermene impadronire.

Alla fine del percorso ho potuto verificare negli alunni

  • entusiasmo e motivazione al lavoro
  • apertura mentale e creatività nella stesura di testi che utilizzassero più codici di comunicazione
  • capacità di visualizzare collegamenti logici
  • autonomia nella gestione del computer
  • migliorata attitudine alla collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo in comune
  • anche gli alunni con maggiori difficoltà hanno dimostrato di essere in grado di fruire con autonomia dell’ipertesto, o addirittura di utilizzare in autonomia lo Story Teller

Nonostante l’ansia che mi ha accompagnato, l’esperienza si è dimostrata positiva e stimolante anche per la mia professionalità di insegnante.

Non intendo certo rinnegare la padronanza della materia e della didattica, ma sperimentare insieme agli alunni è stato un modo per capire i loro timori….quando si propone loro un’attività nuova, e quindi un modo per aiutarli a superarli.

E anche…imparare a risolvere i problemi che si presentano nella gestione delle novità è stata una grande spinta alla flessibilità del pensiero e delle procedure di lavoro.

Credo che oggi non ci siano assolutamente ricette preconfezionate, e che ogni docente debba acquisire proprio quella forma mentis necessaria per trovare soluzioni…forse mai sperimentate.

Questa esperienza ha finalmente aperto la porta a pieno titolo, a fare entrare nella programmazione obiettivi, strumenti e metodologie adatti a un mondo in continua evoluzione e cambiamento.