Tempo di progettiQuesta sezione è dedicata alle "fondamenta" e quindi per sua natura dovrebbe avere lo scopo di spiegare il "come fare". Tuttavia insegnare a progettare un'attività è quanto di meno trasferibile in termini scritti. Il progettare deriva da conoscenze ed esperienze fortemente interconnesse. Mi limiterò quindi a illlustrare alcuni problemi che definirei ricorrenti nell'ambito dell'applicazione di ritrovati tecnologici alla didattica. Non sempre l'integrazione di tecnologie di comunicazione nel contesto della didattica quotidiana risulta semplice. Senza contare che i timori e i dubbi come quelli che seguono sono per una qualche misura fondati e reali:
Per cominciare la sensazione di preparazione inadeguata non è una vostra personale percezione. E' anzi la norma in contesti tecnologici a sviluppo veloce (l'informatica è uno di quelli). Non si può mai sapere tutto fin dall'inizio e neppure si può arrivare, senza un lungo percorso, ad avere una comprensione solida delle basi. Dirò di più: neppure chi lavora professionalmente in campo informatico ci riesce, le tecniche son luoghi di sapere frammentato. Il trucco è qui quello di capire che abbiamo bisogno di un metalivello per affrontare il problema. E' qui che l'apprendere ad apprendere serve per davvero ed è forse l'unico modo per affrontare con gli studenti, dal vivo, un territorio in costante mutamento. Veniamo all'ingombranza concettuale del mezzo (secondo punto). E' vero, la tecnologia viene spesso confezionata con una certa quantità di nozioni più o meno a perdere, i manuali di istruzioni ne sono un caso esemplare. Indiscutibilmente, affrontare con piglio tecnico queste questioni e con una certa disponibilità a provare può produrre un forte coinvolgimento cognitivo. Ma per evitare quanto detto al terzo punto dobbiamo guardarcene bene. Per questo è opportuno che parte del lavoro didattico sia svolto con sistemi tradizionali (carta, penna e animazione) in modo da costituire una traccia forte di quanto si voglia comunicare. La disponibilità di una certa quantità di materiale e le decisioni prese nel corso della sua realizzazione andranno a formare un "recinto" dai cui sarà difficile sfuggire. Infine, ma bisognerebbe spenderci qualche parola di più, la coscienza dell'avvenuto apprendimento è di per sè motivante e si tratta di una esperienza così forte da dover essere comunicata. In sostanza non sarà la qualità del prodotto finale, ma tutto il processo a dover essere motivante. Per far questo occorre disseminare il percorso di punti in cui valutare la differenza tra le conoscenze pregresse e quelle raggiunte. Un buon punto di motivazione è proprio la fase in cui si riflette su come trasporre le informazioni da un media all'altro. Lo strumento informatico, in questo caso, ci viene in aiuto con la sua capacità di memoria, sempre che fin dall'inizio abbiate considerato il tempo necessario alla documentazione. In parte ritengo che questi problemi siano la norma e che solo incidentalmente sorgano in concomitanza con la "tecnica". Il problema della motivazione, per fare un esempio, tocca quasi tutti i livelli della formazione moderna. Per un'altra parte molti di questi problemi possono essere indirizzati e contenuti ricorrendo ad uno schema progettuale da usare come guida. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma in questo contesto ricorrere ad una forte attività progettuale risulta l'unica soluzione, poste alcune attenzioni. In primo luogo non stiamo progettando un oggetto inerte. Dobbiamo considerare che lo svolgimento dell'attività comporterà, quanto meno, un adattamento dei presupposti e delle assunzioni iniziali. Non è la perfetta esecuzione che fa di un progetto un buon progetto. Piuttosto un buon progetto si adatta all'esecuzione. Come progettareCome dicevo sopra siamo in un campo in cui dare ricette è molto difficile. Tuttavia mi sento di raccomandare una forma progettuale leggera fatta a mo' di "road map" in cui si enumerano e si collocano nel tempo punti di passaggio certi o obbligati. I passi necessari sono soprattutto quelli in cui vi preoccupate di fare il punto con il gruppo di lavoro. In particolar modo i colloqui (che in parte sono riportati anche nella esperienza base da cui siamo partiti) sono di primaria importanza: non sacrificateli mai sull'altare delle cose da fare. Se i colloqui vengono via via documentati si otterrà che da un colloquio all'altro sarà possibile rilevare la differenza. Poi ci sono i materiali da approntare. Normalmente la strada che seguo qui è quella di far approntare dei materiali e storie su carta in modo da evitare che proprio l'impatto con il mezzo vada a detrimento della originalità della storia. Va comunque considerato un certo tempo di realizzazione e soprattutto, nel caso di storie in cui i disegni siano completamente autorealizzati, una fase di scansione e processamento delle immagini. Per tenere i tempi l'ideale sarebbe un tema collocabile nella didattica ordinaria fin dai primi giorni dell'anno scolastico. Se avrete più gruppi di studenti al lavoro pensate di dare del tempo anche all'interscambio di vedute sul lavoro in corso di sviluppo. Non mi dilungherò sui dati generali di tempo e costo vista la forte variabilità delle condizioni. Abbiamo il progettoUna volta delineato il progetto, dimenticatelo! Scherzi a parte, vi deve servire solo da guida orientativa. Piuttosto potrebbe essere utile documentare anche le fasi iniziali e lo svolgimento del progetto. Non preoccupatevi troppo della qualità del materiali prodotti piuttosto che della quantità. Nella comunicazione elettronica il costo maggiore è dato dalla produzione dell'informazione. Raccogliete comunque i documenti direttamente su computer (testi, schemi etc. etc.), torneranno utili per realizzare la presentazione finale, e vi ritroverete con una buona quantità di materiale tra cui scegliere per la publicazione. Buon lavoro. |
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