Case study: progetto Fabula - L'acqua e il nostromondo

Scienza Under 18: una rilevazione d'opinione

Nel maggio 2004 il Progetto Fabula venne anche presentato alla manifestazione Scienza Under 18, svoltasi presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e questa esposizione costituì per noi l'occasione per operare una rilevazione d'opinione in merito agli approcci didattici adottati dalle diverse realtà scolastiche espositrici.

L'iniziativa vedeva la partecipazione di 44 scuole, prevalentemente medie inferiori e superiori, che esponevano progetti didattici di natura scientifica realizzati nel corrente anno scolastico.

L'esperienza vissuta veniva definita da tutti molto positiva e ne erano una buona dimostrazione sia i materiali presentati, sia la convinta partecipazione dimostrata dai ragazzi, tuttavia l'analisi svolta ci consentì di rilevare aspetti di criticità nel modello proposto dalla maggior parte degli espositori.

Un primo dato significativo era rappresentato dalle modalità di svolgimento delle attività progettuali specifiche.

Ad esse infatti venivano dedicate le ore curriculari, ma - secondo quanto dichiarato dagli intervistati - nel 90% dei casi queste ultime non risultavano essere sufficienti, di conseguenza ai docenti veniva richiesto un impegno extra molto gravoso tanto in fase di ideazione del progetto, quanto lungo il suo sviluppo.

Nel 18 % dei casi poi si optava per demandare porzioni dell'attività ai singoli studenti, perchè le svolgessero interamente a casa, soli o coadiuvati da familiai, creando così però un divario all'interno della classe, i cui membri infatti non si trovavano più a svolgere tutti il medesimo percorso formativo.

La tempistica dei progetti non risultava essere ancora ottimale neppure rispetto alla formazione degli operatori all'uso delle tecnologie informatiche. Nel 50% circa dei casi infatti essa risultava demandata a tempi, spazi e risorse a monte o a margine del progetto presentato a Scienza Under 18. Spesso i docenti dichiaravano di aver frequentato dei corsi solo svariati anni prima e comunque incentrati genericamente sull'utilizzo dei diversi applicativi in commercio.

Gli intervistati dimostravano però una grande disponibilità ad aggiornarsi, posto che circa un altro 50% di loro affermava di perfezionare la propria preparazione esclusivamente come autodidatta o di integrare con un impegno personale la frequentazione dei corsi organizzati nelle scuole. Tale risultato induceva a ritenere che stesse progressivamente aumentando la richiesta di una formazione più vincolata alle particolari attività svolte durante l'anno scolastico, ma che le strutture preposte a soddisfarla non fossero ancora sufficientemente numerose e pronte ad intervenire.

I partecipanti sembravano essere abbastanza propensi anche alla sperimentazione di nuovi approcci didattici, ma la partecipazione a Scienza Under 18 non veniva ancora sfruttata pienamente come una buona occasione di confronto con modalità operative diverse dalle proprie e solo nel 27 % dei casi l'intento comunicativo risultava essere uno degli obbiettivi primari dell'attività svolta.

Generalmente i docenti dichiaravano di aver scelto, durante l'anno scolastico, di inglobare l'attività curriculare all'interno di uno specifico progetto nel tentativo di suscitare un maggiore interesse da parte degli allievi o di approfondire un particolare tema. Soltanto in chiusura di anno, a fronte della buona qualità del lavoro svolto, si arrivava alla decisione di presentare al pubblico i propri risultati. In questo modo però non veniva valorizzato adeguatamente l'intero percorso attraverso il quale tale cammino era stato sviluppato ed inoltre l'attività di comunicazione risultava finalizzata esclusivamente alla singola presentazione, mentre al di fuori del contesto espositivo, l'esperienza maturata non risultava fruibile per soggetti estranei alla particolare realtà scolastica che l'aveva vissuta.

L'interazione con il mondo esterno quindi risultava circoscritta ai momenti di contatto diretto con il pubblico e si fondava sull'abilità dialettica di studenti e professori.

Durante l'analisi rilevammo anche in quale percentuale venissero sfruttati gli strumenti di comunicazione elettronica che tanta parte avevano avuto nel progetto Fabula. Il 93% dei lavori esposti era costituito da cartelloni, macchine e dimostrazioni sul campo, mentre solo nel 6% dei casi si ricorreva ad un multimedia e meno dell'1% delle scuole presenti partecipava all'iniziativa utilizzando il proprio sito come strumento di comunicazione.

Il mezzo informatico risultava dunque essere il meno gradito e diversi fattori sembravano determinare tale situazione:

  • la mancata conoscenza dell'intera gamma di prodotti offerta dal mercato. Ciò risultava evidente soprattutto nel caso del software open source. Infatti solo il 12 % degli intervistati dichiarava di conoscere questi strumenti e il dato relativo a coloro che li utilizzavano effettivamente nella didattica risultava ancor più basso, pari circa all'1 %. Non si conoscevano i programmi disponibili, si temeva una loro scarsa affidabilità o maggiore difficoltà di utilizzo, si tendeva a confondere il sistema operativo Linux con i singoli applicativi free e dunque non si conosceva neppure la loro compatibilità con i sistemi operativi proprietari. Nel caso del progetto Fabula invece l'utilizzo di questi prodotti era stato quasi esclusivo con il vantaggio di ridurre i costi dell'iniziativa senza nulla togliere alla sua buona riuscita, aspetto particolarmente rilevante soprattutto per realtà scolastiche dotate di minori risorse finanziarie. Ancora oggi per queste ultime l'acquisto delle licenze proprietarie può risultare talmente gravoso da indurre - come uniche modalità di possibile risparmio - all'acquisto e all'installazione dei programmi più specialistici su una singola macchina, o all'utilizzo di software non originale. Con il risultato nel primo caso di generare un divario conoscitivo all'interno della classe perchè solo alcuni studenti possono essere formati all'utilizzo di tali applicativi, nel secondo caso invece di optare per un atteggiamento poco condivisibile da un punto di vista etico e irrispettoso delle norme vigenti.
  • una concezione autoreferenziale dell'informatica per cui essa viene considerata ancora troppo spesso esclusivamente come una materia curriculare, anzichè come un valido supporto per l'intera attività didattica interdisciplinare;
  • la sottovalutazione del potenziale comunicativo del Web. I dati relativi al suo utilizzo nell'ambito di Scienza Under 18 edizione 2004 erano infatti i più bassi in assoluto. Ciò si spiegava in parte con il fatto che purtroppo il museo non fornisse ancora agli espositori il collegamento alla Rete, così che i docenti abituati ad utilizzare il sito del proprio istituto come media di comunicazione erano costretti a operare simulazioni in locale delle attività normalmente svolte on-line; ma d'altro canto molto spesso scuole che pure disponevano di un sito, dimostravano di sottovalutarne le reali potenzialità comunicative. In tali casi la Rete veniva allora sfruttata solo per l'invio di mail intraclasse, ad esempio quando gran parte del lavoro veniva svolto da singoli allievi a casa, o interclasse, ad esempio nel caso di collaborazioni tra più sezioni di uno stesso istituto. Veniva così ridotta al ruolo di semplice media di trasporto, o al massimo veniva sfruttata come fonte bibliografica nell'ambito delle singole fasi dei progetti.